L'uso del territorio


L'area a 3 dimensioniRicostruzione tridimensionale dell'area di Sammardenchia

La visita è iniziata partendo da questo plastico che si trova al piano superiore.
L'area chiara in basso a destra corrisponde all'attuale abitato da Sammardenchia.
Nei dintorni su una superficie complessiva di 650 ettari, nel corso di un lavoro di scavo di 10 anni, dal 1980 al 1990, sono state trovate moltissime aree che documentano la presenza dell'uomo.

Planimetria di SammardenchiaPlanimetria di Sammardenchia
Questa cartina che, andando sul posto, si può vedere sopra il plastico, dimostra che le aree antropizzate furono molte.

La guida ci ha detto che i puntini non devono far pensare a tanti villaggi presenti contemporaneamente.
E' più probabile che i puntini si debbano interpretare in questo modo: quando veniva esaurita la fertilità di un terreno, il villaggio si spostava più in là.
Questi puntini documentano, anzichè la presenza di molti insediamenti, i frequenti spostamenti dei villaggi. In questo caso si parla di agricoltura itinerante.

Mettendo in relazione le curve di livello del plastico con i puntini della cartina si nota che questi primitivi agricoltori preferivano le aree più elevate, forse perchè meno soggette a inondazioni e perchè l'acqua ristagna di meno.

farro200.jpg 9KIl campo di farro
Nella stanza successiva, quella dell'agricoltura, si vede la ricostruzione in scala ridotta di un campo coltivato e di un pozzetto.

Il cereale coltivato è il farro, che è un tipo di frumento. Tra le spighe crescono erbe infestanti come il papavero, il fiordaliso e la veccia.

I noccioli che crescono intorno ai campi sono stati piantati apposta per proteggere il raccolto dagli animali; al tempo stesso la pianta di nocciolo fornisce frutti molto nutrienti.

pozzetto.jpg 8KRicostruzione di un pozzetto

Negli scavi sono stati trovati molti di quei pozzetti che servivano a conservare le eccedenze di cereali.
Infatti internamente sono rivestiti di argilla in modo che non filtri l'acqua o entrino altri parassiti.
Dopo essere stato utilizzato, il pozzetto funzionava da immondezzaio.

Questa informazione è stata ricavata dall'esame delle sezioni interne che è stata riprodotta anche nella simulazione.
Essa permette di vedere come erano distribuiti stratigraficamente i reperti, cioè che cosa si trovava in basso e via via negli strati superiori.

rocca.jpg 4KUna rocca
telaio.jpg 4KL'antico telaio
Questa rocca con fuseruola (nell'immagine a lato) ci ricorda che oltre all'agricoltura veniva praticato anche l'allevamento.

La fuseruola serve a torcere la fibra in modo da ottenere il filo lungo.
Per fare questo viene lanciata in aria: ricadendo per effetto del suo peso si torce permettendo l'avvolgimento dei pezzetti di fibra e quindi la formazione del filo.

Il telaio è una ricostruzione ipotetica di quello che deve essere stato il primo telaio.
È dotato di un'asta che permette di separare i fili dell'ordito in modo da far passare direttamente il filo senza doverlo intrecciare.
La ricostruzione è dovuta al signor Alfio Nazzi che si vede nella foto successiva.

il responsabile del centro

Il signore che tende un arco, strumento che gli uomini del neolitico conoscevano, è stato lo scopritore del sito di Sammardenchia.

Andando alla ricerca di tracce romane, ha trovato dei reperti che dimostravano come questo territorio fosse abitato almeno fin dal 5000 a.C.

I manufatti neolitici ricostruiti, che si possono vedere in questo centro, si devono alla sua opera paziente.