CENTRO BALDUCCI: IL PRESENTE “PER UN FUTURO PIU’ UMANO” PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Aprile 2010 05:56
centrocompleto (300 x 100)Martedì 2 marzo, noi ragazzi delle classi terze della Scuola Secondaria di Reana abbiamo visitato il centro  E. Balducci di Zugliano.
Si tratta di un luogo dove vengono accolti gli immigrati e nel quale possono alloggiare in attesa di una stabilità che consenta loro di andare a vivere in una casa propria.
Il fondatore di questo centro è Don Pierluigi Di Piazza  che l'ha dedicato appunto a Padre Ernesto Balducci.
Nel 1992 è stata poi creata un'associazione con statuto e organismi propri, legalmente riconosciuta.
Ma facciamo un passo indietro tornando al principio.
Nel 1988 tre Ghanesi sono stati ospitati in un appartamento reso disponibile nella casa parrocchiale.
Dopo questa prima accoglienza il fenomeno si è ampliato arrivando fino ad oggi, dove la possibilità di ospitalità è di circa cinquanta persone e un gruppo di volontari collabora alla gestione del Centro.
Immigrati e rifugiati provenienti da diversi Paesi non solo vengono assistiti per quanto riguarda i bisogni primari, ma entrano in relazione con l'altro, con la sua cultura, la sua fede, la sua storia.
Le classi hanno avuto anche l'opportunità di parlare con due ragazzi, uno del Togo e l'altro del Kurdistan Iracheno, venendo a conoscenza delle loro storie e del perché della loro scelta di emigrare.
Ad esempio, la ragazza curda ci ha raccontato che ha dovuto abbandonare il suo paese in conseguenza del rapimento di suo figlio e che, appena giunta in Italia, è rimasta delusa per la scarsa accoglienza e per il fatto che veniva apostrofata con parole volgari.
In seguito però, dopo essere stata accolta nel Centro, si è sentita più rispettata e ora si sta costruendo una nuova vita assieme alla sua famiglia, come tutti quelli che vengono ospitati qui.
Appena arrivati, Don Pierluigi ci ha accolti e ci ha raccontato di come i suoi genitori attraverso l'esempio l'abbiano cresciuto, educandolo ai valori di accoglienza e umanità   che lo hanno accompagnato per tutta la vita e lo hanno ispirato alla fondazione del Centro con lo scopo di aiutare le persone immigrate e coloro che vivono momenti di difficoltà.centro1 (275 x 206)
Il sacerdote ci  ha guidato negli spazi di questo luogo raccontandoci aneddoti di vita vissuta e la storia di tre alberi simbolici, piantati in determinate occasioni,  soffermandosi su di uno in particolare, quello i cui semi provengono da Hiroshima, testimonianza di come, nonostante gli orrori della guerra e tanta disumanità, sia ancora possibile la speranza di un futuro nuovo, più giusto e umano. Dall'albero carbonizzato in seguito alla bomba atomica sono spuntate nuove foglie! Con questo Di Piazza ha inteso comunicarci il valore della speranza anche quando la realtà sembra attestare il contrario.
Questo è il messaggio che vogliamo custodire dentro di noi.
Desideriamo riportare alcune riflessioni suscitate da questa preziosa esperienza.

Abbiamo imparato ad apprezzare le persone, indipendentemente dalla loro nazionalità e a combattere contro i pregiudizi: il miglior modo per farlo è immedesimarsi nelle persone straniere e capire i motivi che le hanno spinte a lasciare il loro Paese e le difficoltà che devono superare per arrivare nel nostro, solo così potremmo tentare di salvare il loro destino. (Mauro C.)

Molto spesso i pregiudizi ci fanno vivere “una realtà superficiale”, perché ci fermiamo solo all’apparenza. (Martina B.)

Ho imparato ad andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi e a ragionare con la mia testa. (Enrico C.)

E’ importante aprire la nostra mente e guardare il mondo a 360°. (Massimo P.)

Ho capito che non tutti gli immigrati sono estremisti o delinquenti, ma che esistono donne e uomini, come quelli che abbiamo incontrato, che sono disposti ad andare incontro a pregiudizi e difficoltà per ottenere un futuro migliore. (Mauro C.)

E’ stato un incontro stimolante, un incentivo per aprire la nostra mente; mi ha fatto capire che forse possiamo dare di più, senza pensare solo a noi stessi. (Simone G.)

Questa esperienza mi ha fatto aprire gli occhi e vedere cosa succede realmente nel mondo. (Elisa N.)

Arianna F., Luca B., Andrea F.
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