Notizie Reana
LETTERA DAL FRONTE PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Maggio 2010 20:37
Siamo consapevoli che, anche al giorno d'oggi terribili conflitti sconvolgono il nostro pianeta. Studiando la storia, abbiamo la possibilità di conoscere le ragioni storiche che hanno acceso le guerre del passato. Da ciò abbiamo potuto capire che esse, in qualsiasi epoca storica, sono   devastanti sia a livello fisico che psicologico: l'uomo viene calpestato nella sua dignità e questa esperienza condiziona le sue scelte di essere umano.
In questi giorni abbiamo potuto apprendere la tragica notizia dei due giovani alpini italiani morti per un attentato in Afghanistan; vorremmo ricordare come la vita di un soldato sia appesa ad un filo e come le sue speranze possano essere negate in modo così brutale. 
La lettera che segue, scritta da un immaginario soldato durante il primo conflitto mondiale, ci pare possa esprimere i sentimenti di colui che vive in prima persona l'esperienza della guerra.

Carso, 8 aprile 1916

disperazioneCari genitori e fratelli,
ormai sono in questo inferno da cinquantatré giorni.
All'inizio ero forte e carico di rabbia verso quei nemici di cui non avevo mai sentito parlare,
ora invece mi sento come una pecora: non mangio, non bevo e vedo i miei compagni morire di giorno in giorno, vedo scomparire quelle persone che mi fecero odiare gli Austriaci. Mi sento ripetere ogni giorno la stessa frase: ''Ci stanno rubando le terre, adesso hanno Trento e Trieste, ma se non combattiamo si prenderanno ancora molto territorio''.
Questo buco mi sembra ogni giorno più piccolo, non so quanto riuscirò ancora a resistere.
E' la prima volta che sento parlare di cecchini, fucilieri... Io sono un fuciliere.
''Se dimostrerai di avere abbastanza mira potrai anche diventare un cecchino'' mi ha detto oggi Luigi. Lui è qua da ben tre mesi più di me, ma sembra essergli indifferente...
La mattina si sveglia e il suo primo pensiero sono gli Austriaci, l'odio che prova verso di loro.
Lui ha ancora quella carica che io ormai ho perso. Forse quella forza in realtà è pazzia. E anche io penso che diventerò come lui se starò qua ancora.
Siamo rimasti solo in tre, ci sentiamo come topi in una tana di serpi, io, Luigi ed un altro soldato che non parla mai. Forse è qui da più tempo di noi o forse è impazzito.
Luigi ieri mi ha confidato che un anno fa viveva con la sua famiglia, faceva il contadino. Mi ha parlato dei suoi tre figli: due maschi ed una femmina. Il primo nato ha solo tre anni e qualche mese.
Non avrebbe mai pensato di arrivare in questo posto. Ha la mia stessa età. Abbiamo ancora tutta una vita da vivere ed invece, forse, non torneremo a casa.
Voi mi mancate molto.
Quando sento gli Austriaci che sparano, mi colpisce un forte mal di testa e avverto una sensazione di nausea, così penso a voi, che siete il mio unico motivo per lottare ogni giorno contro il sonno, la fame, la sete e la pazzia.
Quest'ultima è la più dura, la devo combattere ogni minuto, ogni ora, ogni giorno.
Mi mancate molto, con affetto vostro,

Franco

L'autore della lettera è Mauro C. della classe 3ªB della Scuola Secondaria di primo grado di Reana del Rojale.
 
CERAMICA IN TRASVERSALITA' PDF Stampa E-mail
Giovedì 06 Maggio 2010 05:59
mostra_crse3Presso la galleria Soleluna della scuola secondaria di primo grado di Reana é allestita la mostra Ceramica in trasversalità.
Si tratta di un'esposizione di oggetti in ceramica realizzati dagli utenti e dal personale dei C.S.R.E. (Centri Socio Riabilitativi ed Educativi) di Udine, Feletto e Tarcento e da pannelli fotografici che illustrano le varie  fasi di lavoro.
L'iniziativa rientra in un progetto di collaborazione trasversale per promuovere l'incontro fra le persone disabili e gli operatori dei centri sopraelencati, per favorire lo scambio di tecniche di lavoro e di esperienze.
La mostra sarà visitabile dal 3 al 29 maggio, nei giorni lunedì, mercoledì, venerdì dalle ore 8.00 alle 16.30 e nei giorni martedì, giovedì, sabato dalle 8.00 alle 13.00.
 
GANDHI. IL CAMMINO DELLA VERITA' PDF Stampa E-mail
Martedì 20 Aprile 2010 18:54
Gandhi_teatro 023
Venerdì 26 febbraio l'istituto di Reana e le classi terze della secondaria di Tricesimo hanno assistito allo spettacolo Gandhi. Il cammino della verità, interpretato dall'attore Gianni Franceschini. Questa rappresentazione   aveva lo scopo di raccontare la scelta di vita di un uomo che ha cambiato le sorti del proprio Paese: il Mahatma (cioè grande anima).
La scenografia, molto coinvolgente, inizialmente era tutta bianca; poi, nel corso dello spettacolo si è colorata e riempita di oggetti (una bacinella d'acqua che assumeva di volta in volta diversi colori, un burattino di legno, delle maschere, una valigia contenente sagome di legno ed un contenitore riempito di sale).
Il sottofondo musicale calava lo spettatore nelle vicende. Sullo schermo venivano proiettate anche delle immagini che avevano lo scopo di contestualizzare significativi momenti della vita di questo piccolo grande uomo.
Questa proposta teatrale ci ha permesso di approfondire la figura di Gandhi: sappiamo che  nacque in India nel 1869, da una famigliia di commercianti. Fu sin da giovane un uomo controcorrente, ma soprattutto fu la guida morale e politica del movimento autonomista che portò l'India, nel 1947, all'indipendenza dal dominio coloniale britannico. In India il Mahatma è considerato il padre della Nazione, infatti il giorno della sua nascita è festivo  (2 ottobre). Questa data è stata dichiarata  dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite “giornata internazionale della non violenza”.
Il Mahatma è stato uno dei pionieri e teorici della satyagraha (in sanscrito satya: verità agraha: forza) cioè della resistenza all'oppressione tramite disobbedienza civile ed ha ispirato grandi personalità: Martin Luter King e Nelson Mandela nella loro lotta di difesa dei diritti civili. Egli sosteneva che la violenza umilia chi la esercita non meno di chi la riceve, perché é l'arma del debole, non del forte.
Grazie a questo spettacolo, abbiamo potuto riflettere sul messaggio pacifista di Gandhi e    vogliamo credere che ci siano  metodi alternativi alla violenza per superare i conflitti tra i popoli, per giungere a compromessi nel rispetto dei diritti di ciascuno.

A cura del laboratorio Pagina web
Cecilia F. , Benedetta M.
 
UN CAVALIERE ERRANTE A REANA PDF Stampa E-mail
Martedì 20 Aprile 2010 16:15
don_chisciotte3Il giorno 8 marzo gli alunni delle classi seconde della Scuola secondaria di primo grado di Reana, hanno assistito nel foyeur dell'auditorium comunale ad uno spettacolo intitolato “Don Chisciotte, il racconto” .
Gli attori Fabiano Fantini e Claudio Moretti hanno interpretato rispettivamente i ruoli di Don Chisciotte, cavaliere errante famoso per le sue stravaganti avventure, e Sancho Panza, il contadino che egli sceglierà come scudiero e che gli farà da compagno, con il suo realismo e il suo senso pratico, anche quando il viaggio assumerà i contorni di un delirio ad occhi aperti.
I due interpreti ci hanno fatto divertire attraverso la lettura scenica di una selezione di brani tratti dal racconto di Cervates. La loro performance consisteva in una gestualità efficace e in un particolare utilizzo della voce che arricchivano la rappresentazione e catturavano la nostra attenzione.
È stato uno spettacolo che ha appassionato tutti, grazie all'alta capacità d'interpretazione dei due attori i quali sono stati in grado di farci immedesimare negli episodi rappresentati.
Il significato del messaggio che abbiamo colto ci sembra questo: non bisogna lasciarsi condizionare dalla fantasia, perché a volte ci rende prigionieri della nostra mente, proprio come è successo a Don Chisciotte il quale, leggendo troppi romanzi cavallereschi, è impazzito.
Laboratorio Pagina web
Martina A., Federica C., Eugenio D.
 
CENTRO BALDUCCI: IL PRESENTE “PER UN FUTURO PIU’ UMANO” PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Aprile 2010 05:56
centrocompleto (300 x 100)Martedì 2 marzo, noi ragazzi delle classi terze della Scuola Secondaria di Reana abbiamo visitato il centro  E. Balducci di Zugliano.
Si tratta di un luogo dove vengono accolti gli immigrati e nel quale possono alloggiare in attesa di una stabilità che consenta loro di andare a vivere in una casa propria.
Il fondatore di questo centro è Don Pierluigi Di Piazza  che l'ha dedicato appunto a Padre Ernesto Balducci.
Nel 1992 è stata poi creata un'associazione con statuto e organismi propri, legalmente riconosciuta.
Ma facciamo un passo indietro tornando al principio.
Nel 1988 tre Ghanesi sono stati ospitati in un appartamento reso disponibile nella casa parrocchiale.
Dopo questa prima accoglienza il fenomeno si è ampliato arrivando fino ad oggi, dove la possibilità di ospitalità è di circa cinquanta persone e un gruppo di volontari collabora alla gestione del Centro.
Immigrati e rifugiati provenienti da diversi Paesi non solo vengono assistiti per quanto riguarda i bisogni primari, ma entrano in relazione con l'altro, con la sua cultura, la sua fede, la sua storia.
Le classi hanno avuto anche l'opportunità di parlare con due ragazzi, uno del Togo e l'altro del Kurdistan Iracheno, venendo a conoscenza delle loro storie e del perché della loro scelta di emigrare.
Ad esempio, la ragazza curda ci ha raccontato che ha dovuto abbandonare il suo paese in conseguenza del rapimento di suo figlio e che, appena giunta in Italia, è rimasta delusa per la scarsa accoglienza e per il fatto che veniva apostrofata con parole volgari.
In seguito però, dopo essere stata accolta nel Centro, si è sentita più rispettata e ora si sta costruendo una nuova vita assieme alla sua famiglia, come tutti quelli che vengono ospitati qui.
Appena arrivati, Don Pierluigi ci ha accolti e ci ha raccontato di come i suoi genitori attraverso l'esempio l'abbiano cresciuto, educandolo ai valori di accoglienza e umanità   che lo hanno accompagnato per tutta la vita e lo hanno ispirato alla fondazione del Centro con lo scopo di aiutare le persone immigrate e coloro che vivono momenti di difficoltà.centro1 (275 x 206)
Il sacerdote ci  ha guidato negli spazi di questo luogo raccontandoci aneddoti di vita vissuta e la storia di tre alberi simbolici, piantati in determinate occasioni,  soffermandosi su di uno in particolare, quello i cui semi provengono da Hiroshima, testimonianza di come, nonostante gli orrori della guerra e tanta disumanità, sia ancora possibile la speranza di un futuro nuovo, più giusto e umano. Dall'albero carbonizzato in seguito alla bomba atomica sono spuntate nuove foglie! Con questo Di Piazza ha inteso comunicarci il valore della speranza anche quando la realtà sembra attestare il contrario.
Questo è il messaggio che vogliamo custodire dentro di noi.
Desideriamo riportare alcune riflessioni suscitate da questa preziosa esperienza.

Abbiamo imparato ad apprezzare le persone, indipendentemente dalla loro nazionalità e a combattere contro i pregiudizi: il miglior modo per farlo è immedesimarsi nelle persone straniere e capire i motivi che le hanno spinte a lasciare il loro Paese e le difficoltà che devono superare per arrivare nel nostro, solo così potremmo tentare di salvare il loro destino. (Mauro C.)

Molto spesso i pregiudizi ci fanno vivere “una realtà superficiale”, perché ci fermiamo solo all’apparenza. (Martina B.)

Ho imparato ad andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi e a ragionare con la mia testa. (Enrico C.)

E’ importante aprire la nostra mente e guardare il mondo a 360°. (Massimo P.)

Ho capito che non tutti gli immigrati sono estremisti o delinquenti, ma che esistono donne e uomini, come quelli che abbiamo incontrato, che sono disposti ad andare incontro a pregiudizi e difficoltà per ottenere un futuro migliore. (Mauro C.)

E’ stato un incontro stimolante, un incentivo per aprire la nostra mente; mi ha fatto capire che forse possiamo dare di più, senza pensare solo a noi stessi. (Simone G.)

Questa esperienza mi ha fatto aprire gli occhi e vedere cosa succede realmente nel mondo. (Elisa N.)

Arianna F., Luca B., Andrea F.
Laboratorio Pagina web

 
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