Quel giorno la mia classe ed io abbiamo trascorso una mattinata diversa dal solito: siamo andati al teatro Giovanni da Udine per partecipare alla premiazione dei vincitori del concorso “La cultura della solidarietà vista dai giovani”, un progetto rivolto a noi giovani, perché la solidarietà e il volontariato devono diventare sempre più un patrimonio di valori preziosi nel nostro cammino di ragazzi, che si avviano a diventare adulti consapevoli e responsabili.
Ho partecipato al concorso in prima persona, con un tema riguardante il volontariato ambientale (a settembre le seconde della Scuola Secondaria di Reana hanno infatti aderito all’iniziativa Puliamo il mondo e proprio questo nostro impegno pratico mi ha suggerito lo svolgimento di una traccia assegnatami sull’argomento) e il mio elaborato è stato ritenuto dalla giuria significativo e quindi premiato.
Ma procediamo con ordine. Appena arrivati a scuola, abbiamo ricevuto le solite raccomandazioni e dopo circa mezz’ora, che io ho passato esercitandomi a leggere la copia del mio tema, perché credevo che avrei dovuto leggerlo di fronte a tutti, siamo saliti in corriera, dove ci attendevano gli alunni di due terze della Scuola Secondaria di primo grado di Tricesimo, anch’essi premiati per un elaborato scritto e un cortometraggio.
Quando siamo arrivati a teatro, ho iniziato ad agitarmi: non sapendo come si sarebbe svolta la premiazione avevo un po’ di timore, ma l’eccitazione e l’impazienza sovrastavano la paura.
La professoressa che ci ha accompagnato mi ha comunicato che non mi sarei seduta con il resto della mia classe, ma che avrei preso posto in platea insieme agli altri vincitori e proprio fra questi ho fatto conoscenza con un’altra ragazza del mio Istituto.

Si è trattato di una manifestazione estesa a scuole (Secondarie di 1° e di 2° grado) di tutto il territorio regionale, per chiudere l’Anno Europeo del Volontariato. Infatti quarantuno sono state le scuole che hanno aderito al progetto con i loro elaborati sotto forma di testi o di video, ma venti erano rappresentate al Giovanni da Udine.
Erano anche presenti alcune autorità, tra cui il sindaco di Udine, Furio Honsell, l’assessore regionale all’istruzione, Roberto Molinaro, la dottoressa Gabriella Moratto, dell’Ufficio Scolastico Regionale, il prefetto di Udine, Ivo Salemme, alcune associazioni di volontariato (Il melograno, Insieme si può, Cooperativa Sociale Hattiva) e ovviamente la giuria.
Subito sono cominciate le premiazioni: sono stata la prima ad essere chiamata. Mentre mi facevo strada tra le file delle poltrone per salire sul palco, ero preoccupata perché pensavo che avrei dovuto leggere il mio tema davanti a tutta quella gente. Salita sul palcoscenico sono andata al centro e, dopo l’arrivo degli altri due vincitori, ci hanno consegnato il riconoscimento: un attestato, simile ad una pergamena antica, che riporta l’intestazione “SOLIDALMENTE GIOVANI” e il termine “ex-aequo”, che vuol dire “alla pari” (infatti ho vinto a pari merito con altri due ragazzi). In quel momento mi sono sentita felicissima, ogni mia paura è scomparsa ed ero stranamente a mio agio.
Al termine della consegna degli attestati a coloro che avevano partecipato al concorso con degli elaborati scritti, sono stati proiettati i video (spot e cortometraggi) premiati.
Le premiazioni erano intervallate da diverse esibizioni: il coro delle voci bianche dell’istituto P. Valussi, il coro gospel del liceo Marinelli e il circus Copernicus, un gruppo di ragazzi che ci hanno particolarmente emozionato (e in qualche minuto anche tenuto con il “fiato sospeso”) con le loro abilità acrobatiche.
È stato bello ricevere un riconoscimento perché esso, insieme al tema, sarà il ricordo di questa magnifica esperienza. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è stato il fatto di non vederci scritto il mio nome.
Infine, quando mi sono riunita alla mia classe, i miei compagni mi hanno detto che il presentatore la prima volta aveva pronunciato correttamente il mio nome, ma la seconda lo aveva storpiato e io non me ne ero neanche accorta!
È stata proprio una mattinata di forti emozioni, in cui mi sono resa conto che ci sono molti studenti “in gamba”, impegnati nel sociale e con la voglia di esprimere i loro sentimenti. Sono contenta di aver condiviso con i compagni di classe, con alcuni ragazzi del mio Istituto e con la mia insegnante di Lettere questa esperienza che porterò sempre nel mio cuore e che mi ha fatto crescere ancora un po’, come alunna e come ragazza.
Grazie alla mia scuola che mi ha offerto l’opportunità di credere ancora di più in me stessa e nelle mie potenzialità!