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Il giorno venerdì 20 aprile 2012 le classi quinte della scuola elementare di Tricesimo sono andate in gita ad Aquileia, con successiva sosta nel pomeriggio a Grado.
La bellissima gita da noi fatta è stata organizzata dalle maestre che l’hanno scelta perché ad Aquileia sono ancora intatte alcune opere di enorme valore storico dell’epoca romana.
Nei momenti della scelta ero entusiasta perché non ci ero mai stato, l’avevo vista solo da lontano.
Per la gita, il giorno prima occorreva preparare un k-way, un ombrellino e il pranzo al sacco. Io ho fatto da solo il mio zaino, preparando il necessario. Durante la preparazione del mio zaino ero molto eccitato perché era l’ultima gita della classe quinta.
Siamo partiti alle 8.15 e siamo arrivati alle 9.20 ad Aquileia. Il pullman che ci trasportava era un po’ ridicolo! Era fucsia con la scritta “Tiepolo”. Partendo dalla scuola di Tricesimo, accompagnati dalle maestre, siamo arrivati ad Aquileia percorrendo l’autostrada. Durante il tragitto mi sono divertito a parlare con Gabriel. Non ero in ansia perché quel tragitto l’avevo fatto milioni di volte con la mia famiglia per andare a Grado. Prima di arrivare ad Aquileia, pensavo fosse tutta un’altra cosa. Passando per la strada si vedevano colonne alte come me, mentre la guida ci ha detto che anticamente erano alte 6 metri!! Abbiamo fatto prima il giro dell’esterno della basilica, lungo il porto fluviale, poi siamo entrati e abbiamo visitato l’interno; io ero entusiasta perché non avrei mai creduto fosse così grande.
Sotto il pavimento trasparente c’erano mosaici antichi e ad alcuni bambini faceva impressione camminarci sopra. In seguito siamo in altri due locali; sul soffitto del primo (la cripta) c’erano affreschi di Sant’Ermacora e San Fortunato; nel secondo c’erano reperti archeologici appartenenti a case romane e le fondamenta del campanile. Usciti dalla basilica, siamo entrati in un altro edificio dove in una stanza abbiamo visto il fonte battesimale esagonale e in un’altra stanza abbiamo ammirato i resti di mosaici sopravvissuti al passaggio di Attila, “Re degli Unni”, che aveva incendiato la cittadina.
Usciti, vedendo l’inatteso bel tempo e avendo terminato le visite ad Aquileia, le maestre hanno deciso di portarci a Grado.
Arrivati a Grado, siamo scesi vicino al porto e, facendo una camminata tra le vie della cittadina ed il lungomare, siamo andati alla “spiaggia vecchia”. Lì abbiamo mangiato i nostri panini e, dopo la scorpacciata, abbiamo giocato tra di noi, alcuni a calcio ed altri a raccogliere conchiglie.
Infine tutti stanchi, ma contenti, abbiamo ripreso il pullman e siamo rientrati a Tricesimo.
E’ stata la più bella gita dell’anno!!!
Vi saluto.
GIACOMO CICUTTINI
Classe 5^ B
Scuola Primaria “Ellero”
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 Nel mese di aprile l'artista Pietro Fantini ha esposto alcune sue opere presso la galleria Soleluna della Scuola secondaria di Reana del Rojale. Segnali di spiritualità era il titolo di questa mostra, che si componeva di 18 quadri a olio, i cui soggetti erano prevalentemente figure mitologiche e religiose.
Ciò che è stato maggiormente apprezzato dagli alunni e dai visitatori è senza dubbio l'utilizzo del colore: la plasticità delle forme è stata esaltata dalle sfumature del rosso e del verde cobalto audacemente accostati.
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Una mattinata con Hugo Cabret |
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Il giorno 13 marzo 2012 le classi 2ªA, 2ªB e 3ªA della Scuola Secondaria di primo grado di Reana del Rojale hanno avuto la possibilità di assistere alla proiezione del film Hugo Cabret, tratto dal libro La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, vincitore di cinque premi Oscar e un Golden Globe.
Gli alunni, accompagnati dai professori, si sono recati al cinema Visionario di Udine per assistere alla proiezione della pellicola. Dopo che la sala si è riempita e le luci si sono spente ha avuto inizio il film: una commedia avventurosa ambientata nella stazione di Montparnasse, a Parigi, nei tardi anni '20.
La scena iniziale rappresenta Parigi vista dall'alto che viene paragonata ai meccanismi di un orologio, usato come metafora dello scorrere del tempo.
Il personaggio principale, Hugo Cabret (Asa Butterfield), è un orfano che vive segretamente tra le mura della stazione ferroviaria, assicurandosi che tutti gli orologi della stazione siano puntuali. Per vivere il ragazzo è costretto a rubare e proprio per questo la sua vita è resa complicata da Gustav: l'ispettore della stazione, reduce mutilato della Grande guerra che non aspetta altro che catturarlo per rinchiuderlo in orfanotrofio. Del padre orologiaio, morto nell'incendio del museo in cui lavorava, conserva un automa rotto che si ostina a voler riparare. Con l'aiuto di Isabelle, figlia adottiva del giocattolaio della stazione, scopre che la macchina conserva segreti che riportano a galla vicende del passato riguardanti il padrino della ragazza: George Méliès. L'automa, cioè un uomo meccanico programmato, in questo caso, per scrivere e disegnare, può essere messo in funzione solo grazie a una chiave a forma di cuore appartenente a Isabelle. La particolare forma della chiave é usata come metafora per dire che il Cuore è necessario per far funzionare tutti gli ingranaggi. Quando Hugo e Isabelle, ricchi di speranza, inseriscono la chiave nella schiena dell'automa e la girano, hanno una bella sorpresa: dopo alcuni minuti la macchina produce il disegno di una locandina di un vecchio film, il cui regista era proprio Méliès (il giocattolaio).
Da quel momento i due ragazzi inziano ad indagare sul segreto del padrino e, dopo il ritrovamento di vecchi disegni nascosti in casa dell'uomo, si scopre che George è stato uno dei primi registi e attori del cinema muto e che aveva visto i suoi sogni e la sua carriera andare in fumo a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Il finale è positivo: Hugo Cabret viene adottato da. Méliès e sua moglie (anche lei aveva condiviso col marito la passione per il cinema ed era la sua musa/attrice ispiratirce), Isabelle trova un compagno d'avventure, George Méliès viene ricordato nelle sue vesti di cineasta con un evento in suo onore e Gustav trova l'amore. In questo modo tutti hanno trovato il proprio scopo, come se il mondo intero fosse un grande ingranaggio e tutti noi fossimo rotelle con una missione, in cui nessuno è fuori posto.
Il nostro parere è che il film sia molto interessante, perché racconta la storia di un ragazzo determinato alla ricerca del padre come punto di riferimento, che non si dà per vinto quando incontra i primi ostacoli. Ci ha colpito anche perché ripercorre le origini del cinema, dai fotogrammi in bianco e nero (che venivano colorati a mano uno ad uno in un secondo momento) delle prime figure in movimento.
Le reazioni dello spettatore del tempo che, alla vista di un treno in movimento, fugge atterrito dalla sala, ci ha fatto sorridere! Quali emozioni, però, il cinema continua a produrre anche ora...
Abbiamo potuto così approfondire le conoscenze sulla nascita di questo importante mezzo di comunicazione, che ha segnato la storia dell'uomo del '900 e continua a farlo tuttora. Ormai siamo abituati a vedere i film in 3D e fra qualche anno la tecnologia ci riserverà ancora parecchie sorprese, tuttavia il fascino delle prime pellicole resta indelebile.
Lucrezia N., Denise Z.
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Lettera aperta ai futuri Sindaci di Tricesimo |
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 Cari candidati sindaci di Tricesimo, siamo gli alunni della 1^A della Secondaria di Tricesimo, una classe vivace ma per fortuna anche ricca di idee. Stiamo concludendo il nostro primo anno si scuola media e speriamo di ritrovarci tutti in seconda. Questa scuola ci è sembrata molto accogliente, sia per la sua struttura, sia per le persone che ci lavorano. E’ una scuola che offre varie attività e permette di imparare con più facilità e in modo più creativo. Certo la scuola è sempre “la scuola” con i suoi pregi e i suoi difetti, la fatica, lo stress, l’ansia per le verifiche, un po’ di noia… Però è un posto in cui si viene per imparare e per prepararsi alla vita, ad essere dei cittadini civili, a farci delle idee nostre. Insomma la lezione più importante l’abbiamo capita: senza la scuola non si progredisce. Per esempio abbiamo proprio studiato che i paesi più avanzati non solo economicamente, ma anche culturalmente hanno un sistema scolastico che funziona benissimo; ma in questi paesi tutti sono molto attenti alla scuola e la considerano il pilastro della società. Hanno edifici curati, accoglienti, gli alunni si tolgono le scarpe per entrarci e ripongono il loro materiale negli armadietti prima di andare in classe; se non hanno la mensa, mangiano i loro pranzetti portati da casa senza lamentarsi troppo. Hanno palestre riscaldate ed ampi giardini dove trascorrere gli intervalli. Ed eccoci al punto. Guardando attraverso le ampie finestre della nostra classe, quando siamo seduti, vediamo le chiome dei pochi alberi che ci sono rimasti attorno al nostro edificio, che è stato circondato da due depositi di materiale edilizio. La scuola ci sta proprio in mezzo, tra i cumuli di macerie! I superstiti sono alberi di ciliegio, di pioppo, arbusti selvatici, edere che si arrampicano disperate sui tronchi, erba spesso lasciata incolta che copre e nasconde bei prati. Ci hanno raccontato che alcuni anni fa davanti avevamo un grande prato dove cantavano i grilli da giugno ad agosto e dove si fermavano anche le pecore della transumanza, quando iniziava la primavera. Tutto sparito. Le pecore sono passate veloci prima di Pasqua,ma non hanno potuto fermarsi per assaggiare l’erbetta, perché qui davanti non c’è più! Durante tutto l’anno abbiamo assistito invece al passaggio fastidioso di mezzi pesanti che sfrecciavano davanti alle nostre finestre per trasportare materiale edilizio nel nuovo cantiere che è nato dietro la nostra scuola e ha sostituito uno dei due depositi di asfalti. Camion, escavatori, gru… ci hanno accompagnato durante questo anno di lezioni, allietandoci con il loro boato e avvolgendoci in bianchi e densi nugoli di polvere. Sappiamo che è in costruzione un a nuova palestra e questo è positivo, ma quello che ci preoccupa è vedere che non c’è nessun lavoro per migliorare l’ambiente attorno a noi, intendiamo l’ambiente Natura. Ci piacerebbe avere un vero giardino, con panchine e altri alberi e cespugli; ci piacerebbe vedere finalmente abbattuta quella tristissima rete che ci separa dalla Natura e chiude un cortile di cemento grigio, nel quale possiamo solo “circolare” nel vero senso della parola, come carcerati; ci piacerebbe magari partecipare alla costruzione di questo giardino, provare ad immaginarlo, bello verde, pronto ad accoglierci durante le nostre ricreazioni. In mezzo c’è un’aiuola e su quest’aiuola per renderla più carina abbiamo sistemato un cerbiatto fatto di legno e una casetta per gli uccellini che da un po’ di tempo arrivano per beccare il mangime. Un piccolo contributo per abbellire il cortile. E per migliorare ancora la nostra “seconda casa” abbiamo molte idee. La nostra “fabbrica di proposte” è sempre aperta, cari gentili futuri sindaci. Ogni giorno, per ogni materia ci dicono che dobbiamo chiederci se abbiamo dato il massimo per imparare. Speriamo che anche gli adulti che ci guidano diano il massimo per far sì che noi impariamo meglio.
La classe 1^A della Scuola secondaria di Tricesimo |
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