Attraverso forme e colori imparare a conoscere le Correnti pittoriche del '900



GAMUD:"lettura dell' opera pittorica"

"Prima che si apra il paracadute" di T. Crali
"Prima che si apra il paracadute"di Tullio Crali
Il dipinto è un' opera figurativa realizzata su compensato con tecnica ad olio.
Classificato nella corrente pittorica del "Futurismo", il quadro raffigura un paracadutista in volo prima che apra il paracadute. Le braccia aperte, alla ricerca di stabilità nella discesa libera, descrivono un arco.
Il paracadutista veste una divisa anni '40, porta un caschetto di cuoio e degli occhiali con la montatura d'acciaio.
Le gambe sono piegate al ginocchio e tra loro sovrapposte per poter meglio fendere il vento mantenendo corretta la traiettoria.
Il braccio destro è sfumato dalla velocità.
In secondo piano nuvole bianche, avvolte da una luce azzurrina, proiettano al suolo la loro ombra contribuendo a rendere l'illusione prospettica della distanza.
Sullo sfondo sono visibili un paese, dei campi arati e alcune strade che convergono verso un unico punto corrispondente all'ipotetico luogo di atterraggio del paracadutista.
Il dipinto viene idealmente suddiviso in settori attraverso il variare della luminosità dei colori. Ne deriva un efficace effetto di velocità ed una avvolgente sensazione di vuoto.
 
Tullio Crali
Tullio Crali
da "www.simonel.com/mp/pancera1.html"

Tullio Crali, nato in Dalmazia nel 1910, è l'ultimo aeropittore. Vive a Milano in una casa piena di ricordi. Marinetti lo applaudì a 22 anni come "una delle splendide sicurezze vittoriose dell'aeropittura". Morto a novant'anni, Crali in gioventù è stato alto e forte; portava il pizzetto. Marinetti gli fu "amico, fratello, padre". Come studente, Crali fu un disastro (vendeva i libri per comprare quelli di Marinetti), come pittore fu autodidatta, eppure insegnò per anni a Venezia, a Roma e al Cairo; diplomatosi in architettura, si occupò anche di poesia e di letteratura. Fu tra gli aeropittori più importanti e famosi. Non ebbe mai il brevetto di pilota, ma volò moltissimo su aerei da caccia, anche con la pattuglia acrobatica del "Cavallino". Fu quel che si dice un vulcano. A Parigi, negli anni Trenta, girava con una giacca rosso fiamma; disegnò il blazer senza risvolti e senza tasche e la giacca con un risvolto solo per coprire il taschino portapenne. Inventò il borsello. Abolì la cravatta e per chiudere il collo della camicia usò i gemelli recuperati dall'eliminazione dei doppi polsini. Le sue idee furono poi riprese e lanciate dai grandi stilisti. Si occupò di aeropittura per settant'anni. Attaccò i critici che discutevano di primo, secondo e terzo Futurismo. «Sono invenzioni» disse; «il Futurismo è come un oscillografo, va su e giù a seconda degli uomini. E' estremamente semplice ed esteso: noi vogliamo esaltare il nostro tempo moderno». L'elemento principe nel Futurismo è la macchina in tutte le sue manifestazioni: «Chi non l'ama non ha cuore, né anima, né fegato». La macchina, concluse, è «la sintesi delle energie della natura» e l'aeroplano è la macchina che ha realizzato il mito di Icaro, il sogno di sempre dell'uomo: la conoscenza dell'Universo.
 


Tricesimo, maggio 2003
La pagina è stata redatta da Federico M.