
Il paese ha un'area di 28.000 Kmq, con 6 milioni di abitanti. In questo stato la percentuale di chi vive in campagna è maggiore (90%) rispetto a quella di chi vive in città (10%).
La popolazione è divisa in 3 etnie: gli hutu, gente di lingua bantu che rappresenta l'83% della popolazione; i tutsi (14%), pastori; i twa, popolazione pigmoide che abitava in origine il territorio e che costituisce oggi un'esigua minoranza. Anche se numericamente inferiori, i tutsi hanno dominato la vita politica, sociale e militare del paese sin dal loro arrivo.
I tentativi di mantenere l'egemonia nel XX secolo hanno generato alcuni tra gli scontri interetnici più cruenti mai verificatisi in Africa.
Per questo motivo Marie è dovuta scappare con la sua famiglia nel 1993.
In antichità la religione prevalente era quella imona, successivamnete sostituita dopo il colonialismo dal cattolicesimo (70%) e dalla religione mussulmana (30%). In Burundi si producono riso, frutti esotici, legumi, tuberi, caffè, tè, cotone, arachidi e canna da zucchero, questi ultimi coltivati soprattutto per l'esportazione.
La mediatrice poi ci ha intrattenuto illustrandoci i saluti del suo paese: mahoro (ciao), tusasubira (arrivederci); il saluto tipico fra vicini di casa è darsi la mano e dirsi mahoro; le donne si salutano abbracciandosi 3 volte dicendo mahoro; se si incontrano due persone che non si vedono da molto tempo si salutano intonando una piccola cantilena.
Il sistema scolastico addottato in Burundi è di tipo belga-francese.

Purtroppo in tutto il Burundi vi è una sola università. L'incontro con la mediatrice è stato affascinante, abbiamo trovato tutto ciò che ha detto davvero interessante, ma la cosa che più ci ha colpito è stato il racconto della ferocia con cui la guerra civile (cominciata con l'arrivo dei coloni e tuttura presente) miete centinaia di vittime all'anno.