Intervista esclusiva ai professori Pasqualotto e Tomè

Antonio Tomè

Abbiamo cercato una persona allegra e disponibile nei confronti dei ragazzi, a cui piace il suo lavoro anche conoscendone i lati negativi e che non ha paura di farsi considerare un professore troppo buono, trovando in Antonio Tomè la persona che risponde a tutti i nostri prerequisiti.

Tutti i professori sono ugualmente noiosi e guastafeste?
Noi pensiamo di no.

Abbiamo deciso di intervistarla perchè ci sembra un personaggio particolare.
Ormai è conosciuto dai ragazzi di tutta la scuola, soprattutto dai ragazzi del pullman di Cassacco, che quando lo vedono "esplodono":
"Dio, al è rivat.".

A me non dispiace questo comportamento da parte dei cassaccesi perchè con i ragazzi mi piace essere me stesso e scherzare, senza esagerare, senza dimostrarmi troppo severo verso di loro.

Sarà proprio lui?!Ma è proprio un angelo?

Lei all'apparenza sembra indulgente verso noi ragazzi: é così?
Si ritrova in questa opinione che hanno di lei? Non ha paura di essere considerato troppo buono?

Io mi definisco un finto cattivo e per farmi arrabbiare i ragazzi devono toccare veramente il fondo.

Le piace il suo lavoro? Quali sono i lati migliori e quelli negativi del suo compito?
Il mio lavoro mi piace molto, anche se facendo l'insegnante di sostegno mi manca il contatto con una classe intera.
Ricordo che mi trovavo molto bene quando insegnavo educazione fisica alle medie e alle superiori.

Da dove è nato il suo amore per i ragazzi e a che cosa le è servito nella sua carriera?
L'amore per i ragazzi nasce nei 15 anni di scuola cattolica al Don Bosco, dove ragazzi ed educatori crescevano insieme con le attività. L'esperienza di quei 15 anni si è riversata negli impegni attuali.

Sappiamo che lei ha due figli con cui va molto d'accordo. Secondo lei è più difficile fare l'insegnante o il genitore?
Sicuramente è più facile fare il professore, perchè i figli sono sempre molto impegnativi e l'aspetto educativo coinvolge molto.

Spero che questa intervista vi abbia fatto capire fino in fondo la personalità del professore più apprezzato dai ragazzi della scuola.


Annamaria Pasqualotto

A udire il suo nome, un brivido di terrore percorre tutti gli alunni.

Lei è ritenuta una professoressa che ha molta esperienza, seria e severa. Concorda con queste opinioni o si ritiene una persona diversa?
Posso dire che ho molta esperienza perchè insegno da più di trent'anni; tuttavia non basta esercitare la propria professione per molti anni per esercitarla bene; bisogna saper riflettere sulla propria esperienza, capire perchè tanti ragazzi fanno fatica ad avventurarsi nel mondo delle conoscenze, restandone ai margini e, a seguito di ciò, saper rinnovare il proprio bagaglio di conoscenze e il proprio modo di insegnare.
Quanto all'aggettivo serio devo ammettere che non ho ancora imparato a sorridere, nonostante il prof. Autorino mi inviti a farlo.
Mi resta da spiegare l'aggettivo severa.
Se per severa si intende la persona che chiede il rispetto delle regole e degli accordi impliciti ed espliciti che ogni insegnante stipula con i ragazzi, ebbene sì, in questo aggettivo mi riconosco.

Quali sono i lati positivi e quelli negativi del suo lavoro?
Nella mia professione non ci sono lati positivi e negativi, preferisco parlare di momenti faticosi.
A me risulta faticoso trovare strategie, per convincere i ragazzi ad esplorare i diversi campi della conoscenza e a scoprire ciò di cui sono capaci la nostra mente e le nostre mani.
Non è meno faticoso capire ciò che succede o non succede nella mente di un ragazzo perchè ciò richiede un'attenzione particolare e soprattutto la capacità di modificare la propria proposta educativa a seconda delle risposte, dei silenzi e delle apparenti distrazioni degli allievi.

Non è così!Chi la considera un diavolo, la conosce veramente?

Com'è il suo rapporto con i ragazzi? Come si comporta con loro?
Mi accade spesso di dimenticarmi cosa significa avere 11, 12 o 13 anni. Questi anni appartengono a un'età in cui si sta imparando a rispettare le regole della convivenza civile, a scoprire il mondo che ci circonda e a capire che la vita richiede un impegno quotidiano. Siccome si sta imparando, è normale che si commettano errori.
Faccio fatica a capire un ragazzo che continua a ripetere gli stessi errori, che continua a violare le regole della convivenza, che non sviluppa le potenzialità della sua mente, che non utilizza le opportunità che la scuola gli mette a disposizione.
Qualche volta provo a mettermi nei vostri panni e mi rendo conto che le richieste di noi insegnanti sono elevate, richiedono un notevole impegno.
Però questo è anche quello che richiede il mondo in cui viviamo: dobbiamo saper usare bene l'italiano per capire e per parlare, dobbiamo conoscere almeno 2 lingue straniere, dobbiamo saper costruire un ragionmento, dobbiamo saper matematizzare la realtà come quando dicono che è mezzogiorno e un quarto. Un quarto di che?

Come affronta il problema dello studio che tutti i ragazzi considerano un problema?
I ragazzi non si lamentano perchè devono studiare troppo, ma perchè devono studiare.
Lo studio astratto è la cosa più difficile dell'apprendimento perchè comporta molte operazioni mentali come ripescare le conoscenze precedenti, il capire, cosa non sempre immediata, il collegamento tra le vecchie e le nuove conoscenze...
Lo studio astratto richiede almeno 2 condizioni: saper rinviare ad un altro momento le cose che ci piacerebbe fare o addirittura rinunciarvi e saper controllare la propria concentrazione.

Cosa consiglierebbe ai ragazzi che studiano poco?
Già alla scuola elementare alcune delle operazioni che l'attività di studio richiede sono state sperimentate. Con l'aiuto dell'insegnante si tratta di progredire lungo questa stada. Incominciare a studiare per la prima volta alla scuola media risulta più difficile.
Gli insegnanti che ben conoscono queste realtà, guidano in modo graduale gli allievi dalle operazioni più semplici a quelle più complesse.
E' però necessario che l'allievo collabori, partecipi e ripeta queste operazioni a casa.

Lei è dell'idea che la lettura sia una delle attività più importanti per accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, ma la maggior parte dei ragazzi legge meno di un libro all'anno.
Cosa consiglierebbe loro?

Ai ragazzi non saprei cosa consigliare, potrei consigliare qualche cosa agli insegnanti e ai compagni che leggono.
Agli insegnanti consiglio di leggere in classe passi di libri appassionanti in modo da invogliare chi non legge a farlo.
Inviterei i compagni che leggono a inserire nelle loro conversazioni riferimenti a libri letti, in modo da incuriosire i compagni.

Che programmi ha per il suo futuro? Vuole continuare a insegnare in questo istituto?
Mi auguro di poter insegnare senza che si perdano la passione e l'interesse con cui l'ho fatto finora, dato che mentre insegno ai miei allievi, imparo con loro.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato e ... buon lavoro!

Con questa lunga intervista speriamo di avervi fatto scoprire il vero carattere di una professoressa, che non è quello che comunemente si pensa.